Lotito e la finta lettera per placare il tifo organizzato

Scritto il 11/06/2026
da Lara De Angelis

L’ennesimo inganno della dirigenza: una lettera scritta e un tentativo di tenerci zitti fatto con delicatezza e rispetto

​La recente lettera aperta che Lotito ha indirizzato ai tifosi della Lazio rappresenta purtroppo, l’ennesimo inganno studiato a tavolino per cercare di tenerci mansueti. Il testo mostra uno stile fin troppo curato e profondamente distante dal suo solito modo di comunicare.

Queste parole appaiono decisamente troppo ben scritte, formali e fittiziamente rispettose nei nostri confronti per poter essere farina del sacco del patron biancoceleste. Si avverte chiaramente la mano pesante di qualche esperto di comunicazione, ingaggiato per gettare acqua sul fuoco e ripulire un’immagine ormai ampiamente compromessa.

Nel testo leggiamo passaggi studiati per colpire l’emotività della piazza, dichiarazioni d’intenti che si scontrano frontalmente con la cruda realtà dei fatti storici. Il dirigente scrive testualmente:  ​”non c’è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio”. Questa frase suona come una provocazione inaccettabile per chiunque abbia vissuto e seguito questi lunghi vent’anni di presidenza.

Le frasi che fanno male

La memoria storica del popolo laziale non può essere cancellata da un comunicato stampa ipocrita, scritto sotto dettatura da professionisti del consenso. Tutti ricordano perfettamente quando il presidente ci ha apostrofato con epiteti offensivi come “st….. “, dimostrando un totale disprezzo verso la nostra sconfinata passione.

Non dimentichiamo nemmeno le sue celebri e arroganti dichiarazioni, con cui affermava che potevamo anche non andare allo stadio poiché non aveva bisogno di noi. Come non si può dimenticare la frase: che problema c’è, se non vengono allo stadio faccio un aumento di capitale.

Goffo tentativo di riconciliazione

Oggi, di fronte alla contestazione crescente e all’isolamento istituzionale, il proprietario tenta goffamente di tendere una mano parlando improvvisamente di dialogo e di ascolto. Parole nuove: “dialogo, ascolto e rispetto reciproco”.

Queste bellissime intenzioni si scontrano però con i fatti quotidiani, caratterizzati da una gestione societaria rigida, sorda e costantemente distante dalle legittime ambizioni sportive dei sostenitori.

La strategia comunicativa risulta evidente: usare la retorica del “calcio moderno sostenibile” per giustificare la mancanza di investimenti adeguati e colpevolizzare chi pretende una crescita reale. Il popolo biancoceleste ha dimostrato ampiamente di non essere più disposto a farsi abbindolare da promesse scritte e da finti comunicati di pacificazione.

Noi meritiamo una società che non ci consideri clienti da ammansire nei momenti difficili, ma una dirigenza che cammini davvero fiera al nostro fianco. La credibilità della gestione biancoceleste è ormai svanita da tempo, esattamente come i sogni di un popolo esausto che esige un cambiamento.

Qualche passaggio della lettera del patron biancoceleste 

Cari tifosi laziali,

​Scrivo direttamente a voi. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica, a chi pretende, a chi si arrabbia. Scrivo anche a chi oggi è distante, deluso, amareggiato.

​Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza.

 Lo faccio perché sento il dovere, da Presidente della S.S. Lazio, di rimettere in fila alcuni fatti, alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco.

​La Lazio non è un’azienda qualunque. È storia, appartenenza, identità, sentimento. È una comunità popolare, profonda, orgogliosa. È una parte della vita di centinaia di migliaia di persone. Proprio per questo il confronto è legittimo. La critica è legittima. La contestazione fa parte della storia del calcio e della libertà dei tifosi.

Ma il confronto deve restare dentro una cornice di rispetto, di verità e di responsabilità.

​Questo non significa non aver commesso errori. Chi decide può sbagliare. Chi governa una società importante come la Lazio sa di essere esposto, giudicato, contestato. Io non mi sottraggo. Ma chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della parte più emotiva o più conveniente del racconto.

Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità.

Credo basti, mi fermo qui, non vorrei fare da portavoce di una canzone ben scritta!