La contestazione legittima che sbiadisce lentamente i nostri colori
Il recente comunicato del tifo organizzato biancoceleste fotografa una crisi profonda. La legittima contestazione contro una gestione societaria ritenuta malsana divide l’ambiente laziale.
Da tifosa, l’amarezza mi ha invaso osservando gli spalti vuoti dell’ultimo derby. Inorridisce l’atteggiamento dei giallorossi durante la stracittadina romana. Hanno inveito senza alcun pudore contro una Curva Nord deserta. La loro festa sguaiata insinua un dubbio atroce nella mia mente.
Il boicottaggio dello stadio e del merchandising rischia di essere forse controproducente? Questa assenza prolungata non rischia di far sparire i colori biancocelesti dalla città? Roma si ritrova così progressivamente tappezzata dai colori che più detestiamo?
Ho come l’amara sensazione che si stia rafforzando così, chi è nato senza una data precisa. La sensazione di smarrimento tra le strade romane diventa ogni giorno più soffocante. Nel traffico cittadino queta estate non si vedranno più le foto storiche delle nostre splendide coreografie che nel caldo torrido della Capitale , ti facevano sorridere spavaldo.
Ho la sensazione che alla dirigenza attuale, non importi nulla di questa nostra protesta. Il dubbio che mi assale, è che si stia facendo il gioco del presidente è ormai fortissimo. Stiamo forse implodendo da soli mentre la controparte festeggia?
La paura più grande è che lui stia vincendo la sua battaglia personale. Sorge il terribile sospetto che sia riuscito a prendersi la città di Roma. Ci sta togliendo l’identità visiva oltre alla gioia di tifare.
Il rischio concreto è quello di scomparire progressivamente dal tessuto urbano quotidiano. La protesta è sacrosanta, ma non può cancellare la nostra secolare presenza. Bisogna riflettere per non lasciare la capitale in mano ai nostri eterni rivali.
Grazie Lazio. Senza paura.

