L’atmosfera che avvolge il quartier generale della Lazio è satura di un’elettricità pericolosa, segnata da una spaccatura ormai insanabile che divide nettamente la tifoseria organizzata dai vertici societari. Al centro di questo vortice di contestazioni si staglia l’ombra di un calciomercato estivo che rischia clamorosamente, ancora una volta, di rimanere in una fase di stallo totale. In questo clima di profonda incertezza, Gennaro Gattuso ha già varcato i cancelli di Formello, prendendo di fatto in mano le redini tecniche della rosa, sebbene l’investitura ufficiale sia stata strategicamente posticipata al 1 luglio per districare alcune noie burocratiche legate ai contratti del suo staff. Tuttavia, la luna di miele tra il sanguigno allenatore calabrese e il presidente Claudio Lotito appare tutt’altro che garantita. Fidarsi delle promesse della proprietà è diventato un esercizio di pura fede per l’ambiente romano, e le macerie lasciate dal recente e logorante epilogo vissuto da Maurizio Sarri rappresentano la prova più lampante di un modus operandi gestionale difficilmente compatibile con programmazioni ambiziose.
Mercato in stallo e crack con il tifo: Gattuso non dorme sonni tranquilli
Inevitabilmente, nei corridoi del centro sportivo biancoceleste torna ad aggirarsi uno spettro ingombrante, un fantasma che porta il nome e il cognome di Marcelo Bielsa. Era l’estate del 2016 quando il tecnico argentino decise di stracciare il contratto ad appena 2 giorni dal deposito in Serie A, ancor prima di sbarcare nella Capitale, stanco di attendere quei rinforzi mai arrivati entro le scadenze pattuite. Oggi, a distanza di un decennio esatto, la storia minaccia di ripetersi con contorni persino più drammatici.
Bielsa | Foto: profilo IG Uruguay
Se la campagna acquisti dovesse davvero tramutarsi nell’ennesimo mercatino a saldo zero, l’ex condottiero del Napoli e del Milan non ci penserebbe due volte a sbattere la porta in faccia alla dirigenza. Gennaro Gattuso è un uomo di campo che fa della chiarezza il proprio dogma: non accetterà mai di fare da parafulmine a una società inerte, né tollererà di affrontare una stagione agonistica infuocata senza le munizioni tattiche richieste a inizio giugno. Il rischio di un clamoroso ammutinamento ancor prima del fischio d’inizio è un’ipotesi tangibile, una bomba a orologeria innescata da promesse al vento che rischia di deflagrare spazzando via l’ennesimo progetto tecnico capitolino.

