Una Lazio senza ambizione: i tifosi meritano molto di più
Ieri è arrivata l’ufficialità di Gennaro Gattuso come nuovo allenatore della Lazio. Al di là delle discussioni che accompagnano la scelta del nuovo tecnico biancoceleste, a far discutere è soprattutto la presunta clausola legata al rinnovo automatico per un’ulteriore stagione, che scatterebbe in caso di piazzamento entro il dodicesimo posto in classifica. Un dettaglio che, per molti tifosi, rappresenta l’ennesimo segnale di un ridimensionamento ormai evidente. Una società con 126 anni di storia non può e non dovrebbe considerare un traguardo l’ingresso tra le prime dodici del campionato. Anzi, fissare un obiettivo di questo tipo sembra quasi ammettere il rischio concreto di restarne fuori, un’eventualità che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile per l’ambiente laziale.
Dopo il secondo posto conquistato sotto la guida di Maurizio Sarri, la società ha progressivamente intrapreso un percorso di smantellamento tecnico e di ridimensionamento delle proprie ambizioni, accentuatosi stagione dopo stagione. Già nella stagione appena conclusa si percepiva un diffuso senso di rassegnazione. Quella che sta per iniziare, complice la probabile partenza di alcuni giocatori e gli obiettivi che sembrerebbero essere stati affidati a Gattuso, si prospetta ancora più cupa e ricca di incognite. Uno scenario che alimenta le preoccupazioni della tifoseria biancoceleste, che per storia, passione e attaccamento ai colori della Lazio merita ben altre prospettive rispetto a quelle che oggi sembrano delinearsi all’orizzonte.

