Il silenzio di Lotito sulla Lazio
C’è qualcosa di profondamente paradossale in questa estate biancoceleste. Claudio Lotito parla, eccome se parla. Lo fa quando presenta la sua nuova avventura alla Reggina, si rivolge ai tifosi, racconta il passato e rivendica i risultati della propria gestione.
Ma quando si tratta della Lazio, della sua Lazio, quella che dovrebbe rappresentare la priorità assoluta, cala un silenzio quasi assordante.
Eppure la prima squadra della Capitale, con un bacino di tifosi enorme, avrebbe bisogno oggi più che mai di chiarezza, risposte e soprattutto di una presenza forte della propria società.
Ancora una volta, invece, il presidente sembra preferire il palcoscenico reggino, arrivando persino a utilizzare la storia economica della Lazio per raccontare quanto sia stata risanata sotto la sua gestione.
È vero: Lotito ha ricordato più volte come la società, al suo arrivo, fatturasse circa 84 milioni, ne perdesse 86,5 e avesse 550 milioni di debiti. Ma il problema è un altro. Oggi possiamo davvero considerare la Lazio una società arrivata al traguardo della piena salute finanziaria?
Perché mentre si racconta di una società sana, il mercato della Lazio è nuovamente condizionato dai parametri finanziari e la squadra arriva a una nuova stagione senza la possibilità di costruire liberamente la rosa.
Una situazione che inevitabilmente alimenta la rabbia di una tifoseria ormai esasperata.
E allora viene spontanea una domanda: a cosa serve continuare a raccontare quanto è stato fatto vent’anni fa, se il presente della Lazio continua a essere pieno di problemi?
Come diceva Alberto Sordi: Aronne tu lavori bene, bella ‘a boiserie, bello l’armadio, belle ‘e cassapanche…bello, bello, bello tutto… bravo… grazie, adesso te ne poi pure anna. Forse, dopo ventidue anni, è arrivato davvero il momento di salutare la Lazio.

